Si è concluso il processo eternit, la multinazionale dell'amianto, con la condanna a 16 anni e l'interdizione dai pubblici uffici dei due ex vertici dell'azienda, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis de Cartier. Una condanna - per disastro ambientale doloso e omissione volontaria delle cautele antinfortunistiche in un periodo di diversi decenni a partire dal '52 - che ha ridimensionato le richieste dell'accusa (20 anni di reclusione) ed è arrivata per gli stabilimenti di Casale Monferrato e Cavagnolo (mentre per quelli di Rubiera e Bagnoli l'esito è di non doversi procedere perché i reati sono estinti). Alle parti civili sono stati riconosciuti risarcimenti milionari: 25 milioni di euro al comune di Casale Monferrato - uno dei più colpiti dai tumori lergati all'amianto -, 20 milioni alla Regione Piemonte 15 all'Inail e 4 al comune di Cavagnolo, mentre ammonta a 30mila euro il risarcimento per i famigliari. Una sentenza «storica», secondo il ministro della Salute, Renato Balduzzi, che «corona una lunga battaglia» in cui sono stati coinvolti tutti i livelli istituzionali e che ha avuto il merito di «aver tenuto desto il problema, anche quando sembrava finire sottotraccia». «Un precedente molto importante a livello internazionale» concorda il vicepresidente della Regione Piemonte, Ugo Cavallera. «Ma la battaglia contro l'amianto» è il monito del Ministro «non si chiude con una sentenza, sia pure esemplare, ma continua nell'attività amministrativa e nell'impegno delle istituzioni e dei cittadini, soprattutto nella consapevolezza da parte di ognuno che non si tratta di una battaglia locale, ma nazionale, anzi mondiale».